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Tattoo. Storie sulla pelle. La nuova mostra temporanea al Museo M9

M9 - Museo del ’900 presenta la mostra Tattoo. Storie sulla pelle, organizzata in collaborazione con la Fondazione Torino Musei e allestita nel grande spazio del terzo piano dedicato agli eventi temporanei da venerdì 5 luglio a domenica 17 novembre 2019.
Curata da Luca Beatrice e Alessandra Castellani, con la collaborazione di Luisa Gnecchi Ruscone e Jurate Piacenti, l’esposizione esplora l'universo dei tatuaggi dal punto di vista antropologico, storico, artistico e sociale.

La mostra nasce dal lavoro di studio e ricerca sviluppato nel corso dello scorso anno dalla Fondazione Torino Musei al MAO – Museo d’Arte Orientale, ed è stato ampliato e aggiornato con contributi inediti.

È l’occasione per un viaggio nel tempo a partire dalle immagini dei tatuaggi rinvenuti sulle mummie per comprendere il tema del tatuaggio nell’antichità, marchio degli sconfitti (sia schiavi che fuori legge) ma anche elemento per identificare presunti poteri taumaturgici e curativi. La pratica del tatuaggio non è mai scomparsa dal Vecchio continente e l’aura di repulsione, estraneità e fascinazione nei suoi confronti è stata ripresa e ampliata nel Settecento, quando i navigatori europei che raggiungono il Sud-est asiatico e l’Oceano Pacifico entrano in contatto con popoli che praticano in maniera estensiva il tatuaggio: la parola “tattoo” ha infatti origine polinesiana.

L’idea della condizione “selvaggia” del tatuaggio è acquisita nell’Ottocento dall’antropologo Cesare Lombroso, che riconduce la condizione dei criminali tatuati a quella dei cosiddetti primitivi, collocando per la prima volta in ambito scientifico questa pratica descritta da viaggiatori e esploratori.
Il millenario percorso del tattoo continua nel Novecento, quando nella seconda metà del secolo raggiunge una notevole popolarità e comincia ad essere praticato e interpretato prima come forma simbolica di ribellione infine come segno diffuso soprattutto tra i giovani, tanto da diventare un vero e proprio fenomeno di massa, che si trasforma in moda intrecciando forme di ricerca sulla rappresentazione di sé.

Uno spazio è dedicato ai tatuatori contemporanei con lavori noti per il ruolo cruciale nella scena contemporanea e nella diffusione della cultura del tatuaggio: da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III. A questi sono affiancati i lavori di altri tatuatori sia italiani che stranieri - come Nicolai Lilin e Claudia De Sabe - che costituiscono una ristretta rappresentanza di una numerosa, notevole e mutevole comunità di lavoratori del settore.
Il percorso espositivo presenta anche numerose opere di artisti contemporanei internazionali: il fiammingo Wim Delvoye, che ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione; lo spagnolo Santiago Sierra, che ne fa un uso fortemente politico; il messicano Dr. Lakra, che si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble con temi legati al femminismo; l’italiano Fabio Viale con le sculture in marmo di ispirazione classica, ma vistosamente tatuate. Sono esposte anche fotografie di Catherine Opie, Tobias Zielony, Sergei Vasiliev e tra gli italiani, Plinio Martelli, Oliviero Toscani.

La mostra è affiancata dalle immagini di Tattoo Off, esposizione a cura di Massimiliano Maxx Testa della Venezia International Tattoo Convention, che ha selezionato i più significativi tatuatori internazionali, creatori di nuovi stili, come Alex De Pase per l'iperrealistico, Marco Manzo inventore dell'ornamentale, Moni Marino per il surrealismo di ispirazione pittorica, Silvano Fiato capostipite del realismo black & grey Volko + Simone creatori del trash polka.

Numerosi gli eventi collaterali per mettere a fuoco come il tatuaggio abbia rotto gli schemi nei quali era stato letto ed interpretato per lungo tempo e come oggi riesca a parlare a tutti noi, senza distinzioni, trasformando gli artisti in tatuatori e i tatuatori in artisti.
Il tatuaggio è una pratica che accompagna l’umanità dalla notte dei tempi tanto che troviamo esempi in corpi mummificati in Europa, Asia e Africa. È una modalità di espressione che non è mai stata abbandonata, seppur i significati che ha assunto nel corso dei secoli sono mutati: l’intenso gioco di contaminazioni e scambi tra le diverse culture, tra oriente e occidente, che ha sempre caratterizzato la storia del tatuaggio prosegue oggi in maniera sempre più forte in un mondo oramai globalizzato, in cui gli scambi culturali e commerciali sono intensi e continui. È sempre stato un fenomeno legato a forme di marginalità sociali - secondo la Genesi, il primo tatuato nella storia è Caino -, ma al tempo stesso è una forma d’arte e un grande fenomeno di massa.

Il catalogo è pubblicato da SilvanaEditoriale.

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